CHI SIAMO

PERCHE’ BuonAGRIcultura

Fino alla seconda guerra mondiale i prodotti agricoli erano il risultato del lavoro di contadini  per niente o poco, istruiti ma che dedicavano al loro lavoro quasi tutto il tempo della loro vita. Il lavoro si svolgeva con ritmi molto lenti, quelli dettati dalle risorse che avevano, le loro braccia e i loro animali. Non sapevano niente di come si svolgessero i processi produttivi con cui ottenevano le loro produzioni: non sapevano come una vacca ottenga energia dall’erba e dal fieno facendoli fermentare dai batteri del rumine, né come avvenga la sintesi del latte nella mammella o per quali motivi, pigiando le uve, si otteneva il vino. Una vita dai ritmi più lenti consentiva però di osservare più attentamente il mondo intorno a loro e così i migliori cominciarono a capire che più l’uva era dolce migliore sarebbe stato il vino, più teneri l’erba e il fieno più latte avrebbe  fatto la vacca. Naturalmente la sola osservazione della realtà, non accompagnata da un approccio scientifico, portò, sì, all’individuazione di verità constatabili, ma anche, purtroppo, a convinzioni errate talvolta anche grossolanamente. In ogni caso, questo patrimonio di conoscenza ricavato dalle osservazioni fatte in una vita tutta dedicata al lavoro e tramandate di padre in figlio aveva creato una CULTURA CONTADINA, con le sue luci e le sue ombre. Fino a questo momento le produzioni agricole erano realizzate da famiglie che operavano secondo la loro conoscenza, con l’obiettivo finale di ottenere un prodotto sempre migliore sia per loro che lo utilizzavano direttamente, sia per le famiglie che lo avrebbero comprato.

Era comunque un mondo dove IL PRODOTTO AGRICOLO ERA IN MANO A FAMIGLIE che producevano per se stesse e per altre famiglie.

Quando la ricerca scientifica cominciò a svelare i meccanismi biologici alla base dei processi produttivi, l’insufficiente preparazione tecnica degli agricoltori non consentì di arricchire con queste nuove conoscenze la loro cultura. Fu, invece, l’industria a intuire i possibili sviluppi dell’applicazione di quanto scoperto attraverso la ricerca, fornendo così, agli agricoltori dei prodotti che essi non conoscevano ma di cui potevano vedere l’immediato effetto. Così non conoscevano come funzionasse quel liquido chiamato diserbante, ma vedevano che, una volta distribuito sulle loro colture, tutte le erbacce che avrebbero dovuto togliere a mano con lungo e faticoso lavoro morivano o non nascevano proprio; allo stesso modo, non comprendevano come funzionasse quel liquido che, dato sulle colture, di fatto faceva  sparire tutti gli insetti che le danneggiavano, ….anche se non solo quelli.... Con il passare del tempo la figura del contadino che metteva in campo la propria conoscenza si è trasformata nella figura di un operatore che esegue una serie di operazioni dettate da altri, senza poterne valutarne l’effettiva portata e gli eventuali effetti collaterali. In questo modo, progressivamente, il controllo dei processi produttivi agricoli è passato nelle mani dell’industria il cui obiettivo però non è ottenere un prodotto buono, ma massimizzare il profitto e naturalmente non tanto dell’agricoltore quanto dell’agroindustria stessa. A tirare le fila non è più l’imprenditore agricolo ma piuttosto “il direttore generale di una qualche multinazionale”, in ogni caso una figura molto distante dai campi in cui vengono usati i suoi prodotti e con un’ottica rivolta a produrre non più per sé e per le famiglie ma per il mercato. A questo punto il prodotto agricolo non è più visto allo stesso modo da chi controlla la produzione e da chi la compra perché per il primo è soprattutto un prodotto da vendere massimizzando il profitto, mentre per il secondo è sempre un prodotto da mangiare. Se il fine è vendere massimizzando il profitto può accadere che gli aspetti legati alla genuinità e alla qualità del prodotto possano essere trascurati, così come le ricadute a livello ambientale di un massiccio uso della chimica. Resta come vincolo  solo ciò che normato dalla legge, ad.es i limiti di legge sui residui di sostanze chimiche negli alimenti, ma manca la prudente valutazione d’insieme del padre di famiglia che alla luce delle sue conoscenza può ad esempio non voler correre i rischi delle possibili conseguenze del sommarsi di molteplici residui.

Da questa situazione sono derivati un progressivo allontanamento tra il consumatore e l’agricoltura e una dilagante sfiducia e preoccupazione almeno in una parte dei consumatori.

Noi pensiamo che la fusione tra l’esperienza contadina e la conoscenza scientifica sia la chiave per ricreare una nuova CULTURA che deve ispirare le decisioni e le azioni di chi opera in agricoltura. Ma ci deve essere anche un altro elemento cardine perché questa nuova CULTURA possa ripristinare l’originale armonia tra chi lavora in agricoltura e chi ne acquista i prodotti e diventare una BUONA CULTURA, e questo elemento è la LEALTA’. Un elemento che quando illumina i rapporti tra le persone rende facile la comunicazione e la comprensione reciproca e consente l’instaurarsi di un clima di fiducia.  In concreto, Lealtà è quel modo di comportarsi che ci consentirà di dare massima trasparenza al nostro modo di produrre, in modo che chi acquista i nostri prodotti  possa capire se abbiamo realmente compreso e rimosso i motivi della loro preoccupazione e della diffidenza nei confronti del mondo agricolo. E’ il percorso lungo il quale si può tornare ad acquistare con la tranquillità e la naturalezza che dovrebbero essere normali in un gesto che è quotidiano.   LEALTA’, CONOSCENZA ed ESPERIENZA insieme sono la base che abbiamo scelto per il nostro agire. L’obiettivo e l’impegno sono di tornare a produrre un prodotto buono e genuino che riscopre i profumi tradizionali, applicando le nostre conoscenze per impostare processi produttivi col minimo impatto sull’ambiente e nel massimo benessere animale, puntando ad ottenere alimenti a RESIDUO ZERO. Riteniamo poco saggio rinunciare alle opportunità che ci sono fornite dalla conoscenza ma pensiamo sia giusto tornare a produrre da prudenti padri di famiglia che producono per la loro e per altre famiglie.

Proprio dalla stretta di mano tra agronomi e agricoltori nasce

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Un mondo leale

 

LE ORIGINI DEL PROGETTO: CHI SIAMO

Il progetto nasce da un’idea di CoSeA srl. Cosea è una società nata nel 1996 per iniziativa di 3 agronomi , già compagni di studi e che  da molti anni lavoravano indipendentemente nel settore agricolo, con l’obiettivo di fare consulenza su gestione e nutrizione degli animali domestici. Quando la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili è stata classificata come produzione agricola, abbiamo pensato che fosse opportuno sviluppare progetti che fondessero le nuove opportunità produttive con le attività tradizionali. Abbiamo quindi formulato dei progetti per realizzare , presso aziende agricole con cui collaboravamo da anni, degl’impianti fotovoltaici impostati però in modo da consentire il raggiungimento di questi obiettivi: 1) ovviamente quello di ottenere energia pulita e quindi contribuire a ridurre le emissioni di CO2 in atmosfera, 2)  poter sfruttare la superficie di terreno interessata dall’impianto con una contemporanea attività agricola di tipo tradizionale così da non sottrarre in realtà terreno all’ agricoltura 3) progettare l’impianto in modo che alla sua dismissione non ci siano problemi nello smaltimento. Per cui abbiamo impiegato solo materiale di facile recupero senza praticamente fare uso di cemento se non per  quanto richiestoci dalle norme (ad es. cabina Enel).

E’ stata così sviluppata l’idea di allevare sotto i pannelli dei polli da carne, dei veri  ruspanti con a disposizione ampio pascolo a cielo aperto e le cui condizioni di totale benessere fossero il presupposto che ci avrebbe consentito di allevarli senza far uso di farmaco  nè a scopo preventivo né per garantire gli accrescimenti. I primi anni di allevamento ci hanno insegnato che, a condizione di inserire gli animali nei nostri allevamenti in età giovanissima, 1 mese, possiamo star tranquilli di  poter portare avanti l’allevamento senza usare farmaci per niente.

Il passo successivo: l’allevamento dei vitelli

Nell’intento di ampliare  l’offerta dei nostri prodotti abbiamo deciso d’intraprendere direttamente anche l’allevamento di vitelli per la produzione della carne. La carne è un alimento di elevato valore biologico, ricco di principi nutritivi importanti di cui, in alcuni casi, come la vitamina B12 e   alcuni aminoacidi essenziali  è il principale apportatore nella nostra dieta. Inoltre per molti nutrienti anche più diffusi in altri alimenti, vale il principio che la disponibilità all’assorbimento è molto elevata quando contenuti nella carne. Diversi scandali inoltre hanno  alimentato la diffidenza dei consumatori. In questi anni di esperienza diretta abbiamo maturato la certezza di poter offrire anche in questo caso un prodotto che soddisfi le richieste delle Famiglie: un prodotto genuino (a farmaco zero), di gusto ottimo e tenero, ottenuto allevando i vitelli nel rispetto delle loro esigenze e di un ciclo naturale (prima fase di allevamento vacca- vitello  al pascolo non presso di noi, seconda fase di accrescimento e maturazione interamente presso di noi), rimanendo nell’ambito di un prezzo ragionevole.   Abbiamo infatti provato a riproporre l’equazione: conoscenza e rispetto dell’animale uguale benessere, uguale produzione di qualità anche nell’allevamento del vitello da carne. Come perseguito per l’allevamento del pollo, anche nel caso dei bovini da carne abbiamo scelto di allevarli secondo uno schema  volto ad assicurar loro il massimo benessere. Lo abbiamo fatto individuando una stalla  con spazi e arieggiamento adeguati, un conduttore attento e  appassionato di cui seguiamo direttamente l’operato ed  eliminando ogni fattore di rischio alimentare per l’animale attraverso diete basate esclusivamente su fieni di prato  e miscele di granaglie che produciamo direttamente noi con materie prime controllate, abbiamo così consolidato uno standard interno che vuole essere un impegno per il futuro delle nostre produzioni e cioè carni rigorosamente da allevamento a  FARMACO ZERO

DOVE VOGLIAMO ARRIVARE

Noi agronomi di BuonAgricultura abbiamo passato gli ultimi 20 anni girando per le campagne della Pianura Padana, in particolare quella centroccidentale, sia per svolgere  la nostra ordinaria attività di consulenti delle aziende agricole sia affiancando tecnicamente delle attività di ricerca promosse da Istituti Universitari sia come tecnici nell’ambito di particolari progetti chiamati da Caseifici. In questo peregrinare abbiamo visto dall’interno le situazioni più diverse nell’ambito della produzione di alimenti, dall’impianto industriale al piccolo caseificio  o salumificio collegato direttamente all’azienda agricola fino al casaro pastore che ancora va in alpeggio . In questi anni abbiamo ovviamente  incontrato e sperimentato del buono e del meno buono.

Oggi pensiamo che sia il momento giusto per valorizzare le nostre esperienze sia producendo che distribuendo direttamente, per quello che sono le nostre possibilità, alimenti ottenuti nel rispetto dei nostri principi ispiratori, ma anche dare visibilità e voce a tutti quegli agricoltori seri e attaccati al loro lavoro con i quali possiamo collaborare  per ampliare l’assortimento di prodotti che possiamo offrirvi.